Bravi Padovani (o chi era da quelle parti)!

da runningpassion.it

In questo clima di ‘deriva collettiva’, dove i media stanno dando il loro contributo mettendo in evidenza sempre e soprattutto il peggio –  e i politici non incoraggiano certo a fare diversamente –  quando si può testimoniare qualcosa di positivo penso sia un dovere oltre che un piacere farlo.

Domenica scorsa si è corsa a Padova la XIII Maratona di S. Antonio, abbinata alla gara sulla mezza distanza (mezza maratona), alla gara delle handbike, delle carrozzine, a diverse stracittadine non competitive di 12 – 5 – 2 e 1 km e alle staffette di solidarietà di 24forChildren-Città della Speranza, ActionAid e Cuamm Medici con l’Africa.

Io ho corso la mezza maratona (21,097 km), era un annetto che non mi cimentavo in una competizione e alla fine è andata meglio del previsto (14° assoluto), ma quello che voglio condividere e che non voglio dimenticare è l’esperienza che ho vissuto lungo tutto il percorso (velocissimo.. da tenere a mente): il clima festoso, la partecipazione sentita, gli incoraggiamenti continui delle molte persone presenti lungo la strada, le postazioni musicali (anche dal vivo), qualcuno che incoraggiava i podisti a mollare tutto e fermarsi a bere il vino (per un attimo, solo per un istante, ho pensato di farlo!), mi ricordo anche moltissimi bambini che tendevano la mano verso chi passava.. In quei frangenti ero troppo impegnato e ‘preso’ dalla gara per rispondere.

Desidero ringraziare tutte le persone simpatiche che ho intravisto e sopratutto ‘sentito’ lungo i 21 km: sicuramente un bel ricordo della mattina del 22 Aprile 2012.

Salone nautico Venezia 2012 – Un po’ di piccola nautica

In questo salone ho trovato alcune piacevoli sorprese sul fronte della piccola nautica. Inoltre, scorrendo le foto che ho inserito nella pagina dedicata, si nota che inizia ad avere un certo peso anche la propulsione elettrica ..

C’era uno stand Insport con in mostra i gonfiabili Gumotex (veramente belli, in un commento ad un articolo precedente ne avevo accennato senza averli visti, e toccati.. dal vivo sono ancora meglio, inoltre quelli più grandi hanno a poppa un sistema per ospitare un piccolo fuoribordo..) e qualche kayak rigido (un paio di Ocean Kayak e un Predator k-111 della Old Town). Molto interessante anche il ‘Materassone gonfiabile – pontile’ della Gumotex.

Un altro stand, Willy Neumann, con kayak rigidi “professionali” e, a fianco, Aquanami con i suoi JetSurf, JetKayak, JetNami, tutti motorizzati a idrogetto con un motore 4 tempi da 9,5 hp.

Veramente spettacolare il Paper8, uno smontabile interamente in legno ispirato al Dinghy Mirror. Si trasporta facilmente nella sua sacca da smontato. E’ utilizzabile a remi, a motore e a vela. Da vicino mi hanno veramente colpito la cura e la bellezza dei dettagli.

Sempre nel campo degli smontabili: interessante il prototipo Calypso 12′, si smonta in due parti, la parte di prua (con gavone utilizzabile per stivare l’attrezzatura/dotazioni) si ripone nella parte di poppa e si ottiene qualcosa di simile ad un piccolo armadio alto 2 metri e la proposta Clip Clap Boats che si divide invece in più parti.

Una Terhi Seafun, esemplare ‘da collezione’ in quanto Terhi non è più importata in Italia (quasi quasi mi metterei a importarla io..) e, nello stesso stand del Centro Motonautico Veneziano, una specie di gozzo da 6,5 metri con montaggio del fuoribordo ‘a scomparsa’ in un apposito alloggiamento a poppa.

Il Gozzo Gecko (dislocamento e planata in un solo scafo, motore fuoribordo montato a scomparsa), che mi ha rallegrato la visita in due dei tre saloni che ho visto quest’anno (Genova e Venezia), come fa il simpatico Geko sul muro della terrazza d’estate a Pietra Ligure.

Molto interessanti le due proposte a vela del Centro Nautico Perina, in particolare il Viko 20, un piccolo veliero cabinato lungo 6,10 metri, ampiamente carrellabile (580 chili e deriva retrattile) e già con molti estimanatori.

Diverse le proposte con motorizzazione elettrica.

Il battello della GardaSolar (che ho avuto il piacere di provare): facilissimo da condurre, stabilissimo e silenzioso.

Il 18 piedi Energy 18 di Alfastreet marine: un lussuoso ed elegante “angolo bar” galleggiante, bellissimo (in acqua due versioni, motorizzate rispettivamente con motore fuoribordo elettrico o a scoppio: il motore non si vede perché nascosto in un apposito alloggiamento a poppa).

Mi è piaciuto moltissimo il Greenline Hybrid 33, un 33 piedi ibrido che, in media d’uso, promette consumi di carburante uguali ad un natante a vela di pari lunghezza (25 miglia di autonomia usando solo il motore elettrico, ricarica delle batterie in 8 ore tramite i pannelli solari, 4 litri l’ora a gasolio andando a 7 nodi), ma un’abitabilità molto maggiore (salito a bordo mi sono sentito “a casa”..).

C’era anche un taxi elettrico sperimentale della Provincia di Venezia.

Un motorsailer del 1975 costruito dal maestro d’ascia ad honorem Crosera Erminio Mario, recuperato in maniera spettacolare dal Cantiere Nautico Portegrandi.

Il Trabacolo del 1926 della Compagnia della marineria tradizionale ”Il Nuovo Trionfo”, ancora in fase di restauro conservativo, ma già in grado di navigare.

E tanto altro ancora, in parte visibile qui.

Un caro saluto e un ringraziamento ai signori Mauro  Mina e Alfredo Moser, rispettivamente degli stand Taff – A.m.r.p. srl  (pontili galleggianti modulari) e Nautica Global Assistance (cura e restauro dell’imbarcazione), per gli utili consigli a proposito di un’attività che mi piacerebbe iniziare.. e a Labib perché mi era sfuggito che il salone si Venezia fosse in questo periodo.

Velocità Critica

(rielaborazione di testo tratto da wikibooks)

Finché la forza di propulsione è maggiore della resistenza dell’acqua sullo scafo la velocità della barca aumenta, fino ad arrivare all’eguaglianza delle forze in gioco.

Per uno scafo dislocante, la resistenza dell’acqua ha un comportamento ‘strano’: ad una certa velocità, detta Critica, qualunque incremento di propulsione, anche notevole, tende ad avere uno scarso/nullo riscontro in termini di incremento di velocità.

Visivamente la velocità critica si raggiunge quando l’onda del solco di prua cerca di allungarsi oltre la lunghezza dello scafo a poppa: volendo semplificare al massimo il concetto si potrebbe dire che al verificarsi di questa condizione la barca ‘navigherebbe in salita’.

Dal sito di Mauro Fornasari (dove c'è un corso di vela..)

Il fatto che la barca, pur impiegando molta propulsione non riesca ad accelerare oltre la velocità critica, è dato dal fatto che una barca che naviga su un’onda anche di pochissimo più lunga del proprio galleggiamento, crea enormi ricircoli di acqua a poppa e onde trasversali a prua e diagonali ai lati: l’energia che genera tutto ciò deriva ovviamente solo dalla forza propulsiva, tutta energia sottratta e consumata a scapito della  propulsione.

Così l’energia che potrebbe aumentare la velocità di avanzamento si consuma tutta a scuotere e muovere l’acqua (si vedono le onde ..) e più si prova ad accelerare più si scuote e si sposta l’acqua (le onde diventano più alte ..), e più energia si perde.

Esiste una legge fisica per cui la velocità delle onde è legata alla loro altezza e lunghezza. Infatti l’energia che serve a formare un’onda è direttamente proporzionale alla sua lunghezza e al quadrato della sua altezza. Alla velocità massima una barca si trova su un’onda con la cresta a prua e la cresta di quella seguente poco a poppa della barca e l’energia che verrà spesa sarà quella che serve a formare tale onda, quindi proporzionale alla lunghezza al galleggiamento e all’altezza che questa prenderà.

Per aiutare nel calcolo della velocità critica è stato definito il Numero di Froude, tale parametro è dato dal seguente rapporto:

\frac{V}{\sqrt[2]{L}}

dove L=lunghezza al galleggiamento espressa in piedi, (1 ft = 0,305 m), e V =velocità critica espressa in nodi, (1Nodo= 1Mmh= 1,852kmh).

Dato che tale valore, osservato su diversi tipi scafo, è risultato compreso fra 1.3 e 1.4, risulta chiaro che potremo calcolare la velocità critica della barca con la seguente formula:

V=1,30\sqrt[2]{L}

Il valore per quanto approssimativo risulterà essere molto vicino a quello che si verifica in navigazione.

Durante il progetto di una barca viene tenuto conto di questo fattore, e si cerca di aumentarlo riducendo il più possibile l’innalzamento di onde dello scafo durante il suo incedere. Uno scafo è tanto più veloce quanto, a parità di lunghezza, solleva onde più basse.

Rowing Race 3

Per avere un’idea, una nave di 300 m di lunghezza che non sia in grado di planare all’incirca non può superare i 40 nodi.

La paperella che ho fotografato, approssimativamente lunga un piede o poco più, ha una velocità critica di circa 1,3×1=1,3 nodi, cioè circa 2,5 kmh: in realtà forse andava appena un po’ più forte, forse perchè adotta un assetto particolare che le permette di cavalcare la sua stessa onda? 🙂

Quanto detto vale fino a che la barca naviga in dislocamento, cioè finché l’imbarcazione è sostenua dalla spinta di Archimende.

Diversamente, in planata, lo spostamento di acqua è minimo, perché lo scafo scivola senza produrre onde rilevanti e quindi la velocità critica viene facilmente superata: se lo scavo è stato disegnato appositamente, una volta raggiunta una certa velocità, aumentando ulteriormente la spinta propulsiva (dipende dal peso e dalla forma dello scafo), la nave ‘esce’ dall’acqua e inizia a planare e può raggiungere velocità molto superiori (gommoni, motoscafi, aliscafi, etc.).

Approfondimenti:

http://www.altomareblu.com/carene-futuro-nautica/

http://www.maurofornasari.com/htmcorso/leggi5.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Scafo

http://www.mezzomarinaio.com/index.php?option=com_content&task=view&id=114&Itemid=2

http://giro-di-vento.blogspot.it/2007/04/velocita-critica.html

http://it.wikibooks.org/wiki/Manuale_nautico/Propulsione_a_vela

Autocostruzione barca secondo IKEA

Da Marinai di Terraferma questo piccolo dinghy a vela di 2,4 metri.
Prossimamente da IKEA? Sarebbe bello, e, ancora di più, se arrivassero anche altri modelli, qualcosa di un po’ più allungato … ottimo a remi … e anche con un piccolo fuoribordo (sempre con possibilità di montare il kit a vela, che non può mancare come optional).

Il video lascia intendere che l’assemblaggio avvenga con la ‘ferramenta’ tipica dei mobili IKEA. Sono curioso di verificare come si possa ottenere la necessaria resistenza alle sollecitazioni in acqua e la tenuta stagna. Potrebbe essere una rivisitazione della tecnica cuci e incolla utilizzando chiodi, viti e bulloni IKEA al posto del filo di rame? Non vedo l’ora di scoprirlo.

Da tv.yacht.de