Vogacamping 2012

Mentre ero in Golena San Massimo intento alla costruzione di Selce sono passati a salutarmi Enrico Roveran e Maurizio Gianello. Eravamo a ridosso di Ferragosto e, prima di andare via, li vedo seduti intorno ad un tavolino, con un block notes, forse una carta, intenti a pianificare. Poi di loro nessuna traccia per qualche giorno …

Riporto il resoconto di Enrico su quello che hanno fatto nei giorni successivi:

Erano già tre anni che mi promettevo di fare una vacancanza in voga con gli Amissi del Piovego, o su una mascareta o su un’altra imbarcazione di voga alla veneta, con lunghe vogate su fiumi e lagune, dotato di attrezzature adatte al campeggio: tenda, fornelli, cibarie. Bene, quest’anno il sogno s’è realizzato. A Maggio partecipai al “girovogando” fino a Trieste, dove ho conosciuto il mio compagno d’avventure, Maurizio Gianello, al quale esposi questo mio desiderio di trovare un compagno per questa vacanza sul fiume/laguna, e lui accettò. Decidemmo in tre giorni prima di partire cosa portarci via ed il tragitto da compiere: partenza Martedì 14 agosto, alle ore 7, con tutto il necessario per la “vacanza”. Telefonai subito lunedì alle conche per avvisare che alle 8 passavamo per quella di Noventa, ma di lunedì sono chiusi quindi mandai un sms a tutte le chiuse che attraversavamo nei vari orari. Partimmo in ritardo di circa un’ora, per caricare il sandolo con tutte le sue protezioni ed arrivammo a Noventa alle nove circa e lì c’era già il manovratore che ci aspettava.

Passata la conca di Noventa arrivammo a quella di Stra. Dopo aver lasciato il Piovego e attraversato il Brenta prendemmo la direzione per Dolo, la prossima chiusa. Passato il ponte di Stra ci fermammo alle bricole vicino alla riva dove, dopo due ore di voga, decidemmo di mangiarci una bella fetta d’anguria, che aveva portato Maurizio. Ripartimmo subito per un’altra conca, quella di Dolo, la quale era di già aperta con l’operatore che ci aspettava. Poco più avanti ci fermammo sull’argine del fiume a fare pic-nic e far passare le ore piu’ calde. Attraversammo così le varie chiuse di Mira e Fusina, arrivando al campeggio di Fusina verso le 18 dopo aver consumato cira 5 litri d’acqua a testa. Lì ormeggiammo il sandolo ed avemmo varie vicissitudini per entrare in campeggio, montare la tenda e gonfiare il materasso. Dopo una doccia andammo a mangiarci una bella pizza. Al mattino seguente con puntuale sveglia alle 7, (io ero gia’ sveglio alle 6 per fotografare l’alba sopra Venezia) ci accorgemmo che la tenda non serviva perchè avevamo dormito tutti e due fuori sotto il chiarore delle ciminiere di Marghera. Fatta un’abbondante colazione, rimesso tutto nel sandolo, partimmo direzione Malamocco, dove nel bel mezzo della laguna decidemmo di fare il bagno, restando attenti a quelli che passavano in motoscafo perchè creavano onde che destabilizzavano la barca. Arrivammo lì e attraccammo ad una banchina con cime ben legate a poppa ed a prua; visitammo l’isola fermandoci poi a mangiare in un ristorante che a detta di tutti era pieno, ma noi ci accontentavamo anche di mangiar quello che c’era, baccala’ in umido e un quarto di vino. L’acqua era la nostra salvezza, ad ogni fermata c’era il riempimento delle bottiglie alle fontane; ne abbiamo bevuto circa quattro litri al giorno a testa. Partiti di là raggiungemmo gli Alberoni, dove ci fermammo a girare un’altro po’ l’isola, molto bella e suggestiva. Partimmo quasi subito: il nostro obbiettivo era Pellestrina, dove avevo un’aggancio per poter lasciare le forcole ed i remi, perché non rimanessero in barca incostuditi. Arrivammo a Pellestrina con la difficoltà di attraversare la bocca di porto e poi trovammo la secca, ma riuscimmo ad arrivare verso le otto di sera. Telefonai, dopo un difficile ormeggio del sandolo, a Rossella Favero, la quale ci diede le indicazioni per posare a casa sua i remi. Posati i remi, dopo aver camminato con essi sulle spalle per un chilometro, ci recammo a San Pietro in Volta dove c’era la tradizionale festa del pesce di ferragosto, prendendo l’autobus per arrivar sino lì. C’era un gran palco con musica dal vivo, e ci dirigemmo subito ad ordinare le pietanze trovando una colonna di persone interminabile.
Conoscemmo subito due coppie di ragazzi, assieme ai quali mangiammo, e raccontavamo il nostro viaggio mentre mangiavamo la nostra fritturina. Esausti tornammo verso il sandalo trovando un gentile signore che ci accompagno’ in macchina.

Dormimmo in un casone sulla riva del mare a Pellestrina, muniti di tutti i confort, materassini, sacco a pelo, frigobar e, per l’occasione, avevamo anche la musica delle onde del mare. Ci svegliammo presto anche quella mattina. Dovevamo programmare il nostro vogacamping per un’altra direzione “ Valle Zappa”, situata sempre nella laguna di Venezia e facente parte della riserva naturale, quindi facemmo una gran colazione al bar e andammo a riprendere remi e forcole dalla signora Rossella, la quale in seguito ci donò le magliette di Pellestrina. Partimmo verso le 9 e mezza e come punto di riferimento avevamo una casa bianca che ogni tanto spariva dalla nostra vista, grazie alla foschia della laguna. Dopo circa due ore di voga arrivammo nelle barene di Valle Zappa, dove, in un ambiente surreale, circondati dalle barene, decidemmo di fermarci a bere e riposarci.
Accostammo vicino ad un isolotto pieno di vegetazione, e restammo in sandolo a mangiare e bere sotto i due ombrelloni che aveva portato via Maurizio. Ci affretammo ad uscire visto che la marea era scesa ancora e con fatica riuscimmo a far ripartire il sandolo. La nostra direzione era Fusina per ritornare nel campeggio, ma appena usciti dalle barene si alzo’ un forte vento (borin) e le onde della laguna erano tutte alte ed increspate, con la solita nuvola fantozziana sopra di noi che non prometteva bene. Vogammo per due ore, fra i giri di barca per prender le onde nel modo giusto ed il vento contrario, eravamo abbastanza esausti fino a che due del posto ci aiutarono con il loro motoscafo a giungere in campeggio.

Non avemmo nemmeno la forza per montare la tenda, fra metter via forcole e remi, farci una doccia e fare la famigerata pasta con tonno e capperi (specialita’ di Maurizio). Intorno a mezzanotte prendemmo sonno accovacciati nei nostri sacchi a pelo.
Giunsero le sei ed il chiarore del mattino mi sveglio’ e, proprio davanti a dove dormivamo si vedeva l’alba sopra Venezia… uno spettacolo. Bisognava partire presto; quindi scattate le foto di rito prendemmo e andammo subito a saldare il conto in direzione e a caricare tutto in barca, fare il pieno dell’acqua e partire. Avevamo fatto i conti che ci volevano 9 ore per il nostro rientro, ma da lassu’ ci venne incontro: c’era l’alta marea che ci spingeva.
Partimmo e salutammo tutti: non mi pareva vero, dopo la fatica del giorno prima, aver il mare che ti aiuta, e ci trovammo subito alla chiusa di Fusina.
A Dolo ci riposammo nelle ore più calde sull’argine del fiume, poi mangiammo della frutta comperata poco prima da un fruttivendolo e quindi partimmo.
Il nostro piu’ grande problema era rispettare l’orario delle chiuse perche gli operatori rimangono fino alle 19 e quindi non si poteva tanto tirare il remo indietro.
Arrivammo alle 19 in Golena e, distrutti e contenti, facemmo un alzaremi per festeggiar la nostra avventura, che a dir mio è stata breve, ma stupenda.

Enrico Roveran
Amissi del Piovego

Tutto questo meritava di essere ricordato e tramandato.

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