DoryMan e le barche venete

Ieri sera stavo cercando nella rete per vedere di trovare dei piani per costruire con la tecnica del cuci e incolla una mascareta o qualcosa di simile e ho trovato questo bel blog, di qualcuno nell’Oregon (costa ovest degli Stati Uniti), direi. Molto ricco di articoli e immagini di barchette tradizionali o autocostruite di ogni tipo … fino ad arrivare alle ‘lontane’ Mascarete, Sandoli, Sampierote, etc. della Laguna Veneta (e non solo…).

Segnalo gli articoli

Rowing in Venice, dove è riportato un bellissimo video fornito da Giacomo De Stefano (Manontheriver)

e Venetian Boats, con altre belle foto dalla Laguna Veneta dell’amico Giacomo

… piccolo il mondo se vai a remi!

PS: una Dory non è così distante da un piccolo Sandolo o da una Mascareta (nell’immagine che segue una Dory, la Oarling di Devlin):

Una Dory: Devlin Oarling

Basterebbe modificare un po’ la prua e aggiungere la ‘bolla’ nella parte posteriore del fondo che permette di arretrare il peso senza farla ‘appoppare’ … e poi ovviamente le forcole (nell’immagine che segue una Mascareta a 4 vogatori della Canottieri Mestre):

Mascareta Canottieri Mestre

Ma per ora, tanto per restare sul tema partendo da una cosa semplice, ho comprato i piani di questa piroga, la Ranger di Selway-Fisher (di cui c’è anche la versione da 24 piedi, circa 7,3 metri …):

Selway-Fisher Ranger 16

Annunci

Perché una barca di legno?

Sono stato preso da questa malattia della costruzione di barche di legno.
A dire il vero si tratta di compensato marino, quindi non legno puro, ma trattato e ‘addomesticato’. Ma  perché questo tipo di barca e di costruzione mi ha, in breve tempo, affascinato? E perché la stessa malattia colpisce quasi inesorabilmente chi vi si avvicina e rimane nelle vicinanze per il (breve) tempo necessario per dare luogo al contagio?

Penso ci siano diversi motivi. In questo articolo parliamo dell’estetica.

Qui un Otter 16 (immagini da Bateau).

Alcune linee mi sono piaciute subito, altre, per via dell’assuefazione alle linee moderne, hanno richiesto più tempo, ed ora sto divorando il web alla ricerca di piani di costruzione di piccole barche facili da costruire, belle e adatte all’impiego che ne vorrei fare (vedere la flotta futura idee… sul mio sito “gemello”).

Qui una dory (immagini da Designing and Building a Sailing Canoe, in particolare questo articolo, assolutamente da vedere le foto, una ad una, parlano da sole).

Qui un  Candlefish 13 (immagini da WoodenBoat Forum).

Qui un Seabright Tunnel 21 (immagini da Bateau).

Oggi leggendo questo articolo, che qui traduco (liberamente, nei limiti delle mie capacità…), preso dal sito di Hannu Vartiala, ho avuto una conferma di quello che cercavo di razionalizzare nel cercare di darmi una spiegazione

‘Nei confronti delle barche in legno a volte si tende ad avere un atteggiamento quasi superstizioso. Come se il comportamento e l’utilizzo di barche in legno fosse una specie di magia, noto e riservato a pochi adepti.
Non è così! Una barca di legno si basa sulla biologia, chimica e fisica, proprio come qualsiasi altra cosa nella natura.
Ciononostante la bellezza di una barca in legno è quasi magia. Siamo abituati a vedere le curve create dalla natura come “belle” – Come le curve naturali del legno – Le curve di una barca di legno sostanzialmente provengono da come il legno si curva naturalmente, è per questo che queste curve sono belle.
Gli altri tipi di imbarcazioni ottengono la loro forma da linee disegnate dal designer. E’ piuttosto facile disegnare linee brutte.
Certamente può esserci qualcosa di brutto su una barca di legno, ma magari è un’orribile, sproporzionata cabina, e non lo scafo in sé.
Cogliere la comprensione di alcuni fatti di base apre alla comprensione delle barche in legno. Finché questi fatti non sono chiari, non vale la pena di iniziare a costruire una sola barca di legno.
Quindi cerchiamo di vedere …” (per la continuazione consiglio di andare sul sito di Hannu Vartiala …).

Le foto del varo del prototipo Calypso

Prendo in prestito un paio di foto dal sito Calypso barca smontabile (che continuerò a seguire per gli sviluppi futuri) per segnalare le foto del varo del prototipo di questa interessante ‘3 in 1’ (remi, vela, motore) smontabile, vista da me per la prima volta al Salone Nautico di Venezia 2012 e già segnalata nelle pagine dedicate (vedi articolo e galleria).

Riassumendo, queste sono le caratteristiche:
Lunghezza: 3,71 m
Larghezza: 1,50 m
Altezza: 0,55 m
Peso: 65 kg (30+35 kg), circa
Capacità: 4 persone
Lo scafo si smonta in due parti. Una volta smontato la parte di prua si ripone in quella di poppa con un un ingombro totale pari a 2,00 m in altezza, 1,50 m in larghezza e 0,55 m in profondità; come un armadio che d’inverno può esser tenuto in garage, senza costi di rimessaggio.
E’ previsto l’utilizzo a remi, a vela e a motore.

Salone nautico Venezia 2012 – Un po’ di piccola nautica

In questo salone ho trovato alcune piacevoli sorprese sul fronte della piccola nautica. Inoltre, scorrendo le foto che ho inserito nella pagina dedicata, si nota che inizia ad avere un certo peso anche la propulsione elettrica ..

C’era uno stand Insport con in mostra i gonfiabili Gumotex (veramente belli, in un commento ad un articolo precedente ne avevo accennato senza averli visti, e toccati.. dal vivo sono ancora meglio, inoltre quelli più grandi hanno a poppa un sistema per ospitare un piccolo fuoribordo..) e qualche kayak rigido (un paio di Ocean Kayak e un Predator k-111 della Old Town). Molto interessante anche il ‘Materassone gonfiabile – pontile’ della Gumotex.

Un altro stand, Willy Neumann, con kayak rigidi “professionali” e, a fianco, Aquanami con i suoi JetSurf, JetKayak, JetNami, tutti motorizzati a idrogetto con un motore 4 tempi da 9,5 hp.

Veramente spettacolare il Paper8, uno smontabile interamente in legno ispirato al Dinghy Mirror. Si trasporta facilmente nella sua sacca da smontato. E’ utilizzabile a remi, a motore e a vela. Da vicino mi hanno veramente colpito la cura e la bellezza dei dettagli.

Sempre nel campo degli smontabili: interessante il prototipo Calypso 12′, si smonta in due parti, la parte di prua (con gavone utilizzabile per stivare l’attrezzatura/dotazioni) si ripone nella parte di poppa e si ottiene qualcosa di simile ad un piccolo armadio alto 2 metri e la proposta Clip Clap Boats che si divide invece in più parti.

Una Terhi Seafun, esemplare ‘da collezione’ in quanto Terhi non è più importata in Italia (quasi quasi mi metterei a importarla io..) e, nello stesso stand del Centro Motonautico Veneziano, una specie di gozzo da 6,5 metri con montaggio del fuoribordo ‘a scomparsa’ in un apposito alloggiamento a poppa.

Il Gozzo Gecko (dislocamento e planata in un solo scafo, motore fuoribordo montato a scomparsa), che mi ha rallegrato la visita in due dei tre saloni che ho visto quest’anno (Genova e Venezia), come fa il simpatico Geko sul muro della terrazza d’estate a Pietra Ligure.

Molto interessanti le due proposte a vela del Centro Nautico Perina, in particolare il Viko 20, un piccolo veliero cabinato lungo 6,10 metri, ampiamente carrellabile (580 chili e deriva retrattile) e già con molti estimanatori.

Diverse le proposte con motorizzazione elettrica.

Il battello della GardaSolar (che ho avuto il piacere di provare): facilissimo da condurre, stabilissimo e silenzioso.

Il 18 piedi Energy 18 di Alfastreet marine: un lussuoso ed elegante “angolo bar” galleggiante, bellissimo (in acqua due versioni, motorizzate rispettivamente con motore fuoribordo elettrico o a scoppio: il motore non si vede perché nascosto in un apposito alloggiamento a poppa).

Mi è piaciuto moltissimo il Greenline Hybrid 33, un 33 piedi ibrido che, in media d’uso, promette consumi di carburante uguali ad un natante a vela di pari lunghezza (25 miglia di autonomia usando solo il motore elettrico, ricarica delle batterie in 8 ore tramite i pannelli solari, 4 litri l’ora a gasolio andando a 7 nodi), ma un’abitabilità molto maggiore (salito a bordo mi sono sentito “a casa”..).

C’era anche un taxi elettrico sperimentale della Provincia di Venezia.

Un motorsailer del 1975 costruito dal maestro d’ascia ad honorem Crosera Erminio Mario, recuperato in maniera spettacolare dal Cantiere Nautico Portegrandi.

Il Trabacolo del 1926 della Compagnia della marineria tradizionale ”Il Nuovo Trionfo”, ancora in fase di restauro conservativo, ma già in grado di navigare.

E tanto altro ancora, in parte visibile qui.

Un caro saluto e un ringraziamento ai signori Mauro  Mina e Alfredo Moser, rispettivamente degli stand Taff – A.m.r.p. srl  (pontili galleggianti modulari) e Nautica Global Assistance (cura e restauro dell’imbarcazione), per gli utili consigli a proposito di un’attività che mi piacerebbe iniziare.. e a Labib perché mi era sfuggito che il salone si Venezia fosse in questo periodo.

Terhi – Vi faccio un esempio di quello di cui voglio parlare

Oggi rientravo in macchina da Chioggia con un amico dopo una bellissima uscita-scuola in barca a vela. Tanto per cambiare, in barca, ops, pardon, in macchina, parlavamo di piccole barche e di alcune mie idee sul tema. Tra le altre cose, gli raccontavo della Terhi, una ditta finlandese leader in Europa nel segmento delle piccole imbarcazioni (attualmente si va dai 2,35 metri della più corta ai 4,78 della più lunga, tutte ‘praticamente inaffondabili’, come scritto nel catalogo ufficiale).

English: Terhi 385 is one of the most popular ...

Image via Wikipedia

Una volta arrivato a casa non ho potuto fare a meno di mandargli una mail con il link alla pagina web da dove è possibile scaricare il catalogo e vedere i bellissimi video che, ovviamente, mi sono riguardato.

Sullo slancio fornitomi dall’aver rivisto questi video, ho pensato che questa sarebbe stata l’idea giusta per il primo ‘vero’ articolo del sito.

La pagina è questa terhi.hr.

Cliccando su ogni immagine in ognuna delle categorie ‘Rowing Boats’, ‘Motor Boats’, ‘Other Boats’ si apre un video.
Quello che in questo momento mi frulla per la testa, l’idea di passeggiare sull’acqua tranquili e rilassati immersi nella natura, senza disturbare la natura stessa e il prossimo, poter fare un po’ di sano esercizio fisico andando a remi e, all’occorenza, poter contare su un piccolo motore, senza inquinare o, in alternativa, inquinando il meno possibile, tutto questo in compagnia della famiglia o degli amici, è rappresentato fedelmente negli utlimi 3 video nella categoria ‘rowing boats’ (Terhi 385, Terhi 440 e Terhi Saiman)   – consiglio di guardarli con l’audio, che dà il tocco finale per creare l’atmosfera. Nel primo di questi 3 video, mi ha colpito come la Terhi 385 viaggi bene tanto a remi che con il piccolo Honda 2,3 hp raffreddato ad aria: pur con i suoi circa 100 kg di peso oltre al carico, in certi momenti sembra appena appoggiata sull’acqua e, nella parte finale del video, con una persona a bordo, sembrerebbe quasi voler planare. Nella stessa categoria, per i più piccoli, sono interessanti i primi due video.
Vorrei mettere in evidenza anche i due video nella categoria ‘Other Videos’ (uno sulla particolare tecnica costruttiva e uno che mostra cosa intendono in casa Terhi per ‘praticamente inaffondabile’, guardare per credere…ma mi auguro che nessuno faccia la prova).
I video della categoria ‘Motor Boats’ mostrano sicuramente cose interessanti nel loro genere (iniziamo a parlare di barche più ‘grandicelle’ ma, soprattutto, pensate per un utilizzo diverso: più motorizzate e votate più alla planata che al dislocamento) ma siamo un po’ oltre rispetto a quello di cui voglio parlare in questo sito.
Altre cose interessanti su Youtube, ricercando per ‘Terhi 385’, ‘Terhi Saiman’ o ‘Terhi’: chi mi ha seguito fin qui avrà indovinato che il mio preferito è questo:





Al prossimo articolo,
PiccoleBarche