Perché costruire un modellino di carta

Se c’è qualcosa che ti attira nell’idea di costruirti una piccola barca in compensato marino, magari perché la barca come la vorresti tu non la trovi in commercio, magari per risparmiare, magari perché non lo sai esattamente perché ma ti interessa l’idea, allora prova a costruire un modellino di carta o, meglio, di cartoncino leggero (quello delle scatole dei cereali, per esempio).

E’ semplice e puoi fare come ho fatto io: seguendo gli stessi consigli del progettista Gavin Atkin, ho scaricato i progetti gratuiti per la costruzione del suo Ella Skiff, ho stampato, così come sono, i disegni in scala, li ho ritagliati e uniti insieme con del nastro adesivo.

Prima di farlo non ero del tutto sicuro dell’utilità di questo esercizio, ma, visto che avevo letto lo stesso consiglio anche da altre fonti (per esempio il libro di Paolo Lodigiani Costruire Rapidamente Piccole Barche in Legno) ho deciso di provare. L’esercizio è stato in realtà il primo passo decisivo: intanto la cosa si poteva fare, sebbene su una scala ridotta, la tecnica utilizzata per costruire il modellino è sostanzilamente la stessa che si utilizza per costruire la barca vera; poi la magia di aver visto nascere delle belle linee armoniose, tridimensionali, utilizzando pezzi ritagliati da una superfice piana (vedere articolo sulle barche di legno).

E’ rimasto li per qualche settimana, e, ogni volta che lo vedevo, mi piaceva sempre di più e al tempo stesso mi ricordava che questa cosa si poteva fare.

Le esigenze di qualcosa di più ‘marino’ mi hanno poi portato a costruire una barca diversa ma, anche adesso che ho costruito la prima barca (Flint), quando lo vedo in salotto mi incoraggia e mi sprona a costruirne altre …

… e prima o poi dovrò costruire anche un Ella Skiff, che ne dite?

(immagine dal sito di Gavin Atkin)

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Pitture e colori

Quando quest’estate mi accingevo a costruire Flint per me era tutto nuovo. Per fortuna c’erano i piani di costruzione e le relative istruzioni (anche se ho comunque sentito la necessità di trovare maggior conforto consultando altro materiale…).

Uno degli aspetti su cui ho avuto i dubbi maggiori è stato quello della finitura finale: primer si/no, fondo si/no, vernice (trasparente) o pittura (colori)? E se pittura di quale tipo (dalle varie tipologie monocomponente tipo le alchidiche, le acriliche, le poliuretaniche, fino alla poliuretanica bicomponente)?

A pagina 19 del suo libro Ultrasimple Boat Building, Gavin Atkin consiglia, se ho tradotto bene, di “non sottovalutare le pitture e gli smalti all’acqua da esterno utilizzati comunente nell’edilizia“. Nello stesso libro, la vernice (la finitura trasparente che non nasconde, ma anzi, esalta il legno) è sconsigliata, per via della manutezione che richiede, almeno per uno uso massivo e sistematico su tutta la barca, e su questo ho trovato praticamente l’unanimità. Si poneva quindi il problema di scegliere quale tipo di pittura.

Alla fine avevo ristretto le possibili scelte tra: ‘il prodotto indicato per la nautica, un po’ più semplice ed economico’ – poliuretanica monocomponente – consigliato un fondo; il prodotto indicato per la nautica, top, per estetica e proprietà meccaniche – poliuretanica bicomponente – con prima un bel fondo; un bel prodotto per l’edilizia, acrilico all’acqua, dato, come consiglia Gavin Atkin stesso, direttamente sulla finitura a resina epossidica previa leggera carteggiatura.

Considerando che con questa prima esperienza di autocostruzione volevo arrivare presto alla meta, il risparmio (oltre che sui tempi) sui costi, la maggiore semplicità e i rischi notevolmente inferiori per la salute, mi ha fatto piacere che esisteva una soluzione con tutte queste caratteristiche: nel mio caso una pittura da esterni acrilica all’acqua, di alta qualità, un bel barattolo da 4 litri di bianco con cui fare tutto: i due colori li ho ricavati con due coloranti, oltre all’azzurro l’altro è un giallo oro molto chiaro (a dire il vero la scelta di utilizzare le pitture o smalti acrilici all’acqua è, quantomeno, oggetto di discussioni all’estero e, mi sembra, per quello che ho potuto constatare, ignoto, se non sconsigliato, qui in Italia; io ho voluto provare … un’altra spintarella me l’ha data questo articolo, dove, tra i fautori delle pitture acriliche all’acqua, tra gli altri, sono citati niente meno che “Dynamite” Payson e Phil Bolger).

Strada facendo mi sono sentito quasi un criminale a coprire tutto il legno così ho lasciato qualche pezzo trasparente (e ho scoperto che esiste una vernice trasparente per climi estremi …). Allo stesso modo, la pittura che avevo scelto per il colore risultava essere leggermente ruvida e tratteneva lo sporco: quale scelta migliore di darci sopra una mano dello stesso trasparente all’acqua? Acrilico su acrlico, dovrebbe diventare un blocco unico, perfetto!

Ora che mi appresto a costruire altre barchette in compensato marino si è ripresentata la questione. Volevo rifare l’indagine (oltre alle diverse possibilità sui colori, qualcosa con una maggior resistenza meccanica alle abrasioni e alle scalfitture non guasterebbe … magari uno smalto) e così sono andato in uno dei punti vendita di una delle note catene del fai da te per fare un giretto in uno dei miei reparti preferiti …

Fin qui la mia (breve esperienza),
chi vuole può contribuire con i suoi commenti e arrichire l’articolo con le sue esperienze.

Chi è interessato a questo articolo potrebbe essere interessato anche a questo
Colori di scuderia o ne faccio di tutti i colori?

Altre letture interessanti:

Qui, insieme ad un articolo già visto sopra, ce n’è uno più generico sulle pitture utilizzabili per le barche
SMALTO ALL’ACQUA O A SOLVENTE?
Protezione dell’epossidica dagli UV
Come costruire una canoa, di Paul Fisher (quello di Selway Fisher Design), a pag. 29 fa riferimento all’uso di vernici da esterni di buona qualità al posto di quelle marine per piccole barche che trascorrono gran parte del loro tempo fuori dall’acqua.

Perché una barca di legno?

Sono stato preso da questa malattia della costruzione di barche di legno.
A dire il vero si tratta di compensato marino, quindi non legno puro, ma trattato e ‘addomesticato’. Ma  perché questo tipo di barca e di costruzione mi ha, in breve tempo, affascinato? E perché la stessa malattia colpisce quasi inesorabilmente chi vi si avvicina e rimane nelle vicinanze per il (breve) tempo necessario per dare luogo al contagio?

Penso ci siano diversi motivi. In questo articolo parliamo dell’estetica.

Qui un Otter 16 (immagini da Bateau).

Alcune linee mi sono piaciute subito, altre, per via dell’assuefazione alle linee moderne, hanno richiesto più tempo, ed ora sto divorando il web alla ricerca di piani di costruzione di piccole barche facili da costruire, belle e adatte all’impiego che ne vorrei fare (vedere la flotta futura idee… sul mio sito “gemello”).

Qui una dory (immagini da Designing and Building a Sailing Canoe, in particolare questo articolo, assolutamente da vedere le foto, una ad una, parlano da sole).

Qui un  Candlefish 13 (immagini da WoodenBoat Forum).

Qui un Seabright Tunnel 21 (immagini da Bateau).

Oggi leggendo questo articolo, che qui traduco (liberamente, nei limiti delle mie capacità…), preso dal sito di Hannu Vartiala, ho avuto una conferma di quello che cercavo di razionalizzare nel cercare di darmi una spiegazione

‘Nei confronti delle barche in legno a volte si tende ad avere un atteggiamento quasi superstizioso. Come se il comportamento e l’utilizzo di barche in legno fosse una specie di magia, noto e riservato a pochi adepti.
Non è così! Una barca di legno si basa sulla biologia, chimica e fisica, proprio come qualsiasi altra cosa nella natura.
Ciononostante la bellezza di una barca in legno è quasi magia. Siamo abituati a vedere le curve create dalla natura come “belle” – Come le curve naturali del legno – Le curve di una barca di legno sostanzialmente provengono da come il legno si curva naturalmente, è per questo che queste curve sono belle.
Gli altri tipi di imbarcazioni ottengono la loro forma da linee disegnate dal designer. E’ piuttosto facile disegnare linee brutte.
Certamente può esserci qualcosa di brutto su una barca di legno, ma magari è un’orribile, sproporzionata cabina, e non lo scafo in sé.
Cogliere la comprensione di alcuni fatti di base apre alla comprensione delle barche in legno. Finché questi fatti non sono chiari, non vale la pena di iniziare a costruire una sola barca di legno.
Quindi cerchiamo di vedere …” (per la continuazione consiglio di andare sul sito di Hannu Vartiala …).

Casa delle Piccole Barche

A volte ritornano.
E’ passato qualche mese dai ragionamenti che avevo fatto e che mi avevano portato ad optare per il Minn Kota Endura C2 da 30 libbre, il più piccolo della famiglia dei motori Minn Kota, già per il nostro Navigator II (vedere su Piccole Barche gli articoli della categoria motori elettrici) e poi per le due Terhi Saiman usate per la locazione quest’anno.
In questi giorni in cui sto lavorando alla pagina della flotta futura … l’appetito vien mangiando … ho preso visione di qualche progetto un po’ più audace (una barca un po’ più grande)… non ancora messo lì … e ho iniziato a pensare anche a qualche motore più potente (leggermente, non dobbiamo fare le corse).
Ritornato (per quest’anno …) con i piedi per terra, ho voluto (ri)fare qualche riflessione sui piccoli motori elettrici e ho ritrovato un’idea che mi era tanto piaciuta – siamo sempre…

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Antenore è arrivato a Padova

Fantastico, l’ho visto arrivare!
Era previsto l’arrivo alle Porte Contarine verso le 17 di oggi (31 ottobre 2012).
Per fortuna verso le 14 ero nei pressi del Ponte Ognissanti e l’ho visto sbucare da dietro la curva che il Piovego fa tra la Golena San Massimo e il Parco Fistomba.

Ho riconosciuto la barca (Antenore) dalle fotografie viste nei giorni scorsi: a remare Huseyin Urkmez, fotografo e viaggiatore turco, partito il primo luglio da Kalamis, la parte asiatica di Istanbul, per ripercorrere a remi il viaggio del «fondatore» di Padova (Antenore): circa 3500 km!

Ero un po’ commosso, sono corso a prendere la macchina fotografica e, mentre gli scattavo qualche foto, l’ho applaudito e gli ho indicato l’orologio facendogli presente che era in anticipo (!).