DoryMan e le barche venete

Ieri sera stavo cercando nella rete per vedere di trovare dei piani per costruire con la tecnica del cuci e incolla una mascareta o qualcosa di simile e ho trovato questo bel blog, di qualcuno nell’Oregon (costa ovest degli Stati Uniti), direi. Molto ricco di articoli e immagini di barchette tradizionali o autocostruite di ogni tipo … fino ad arrivare alle ‘lontane’ Mascarete, Sandoli, Sampierote, etc. della Laguna Veneta (e non solo…).

Segnalo gli articoli

Rowing in Venice, dove è riportato un bellissimo video fornito da Giacomo De Stefano (Manontheriver)

e Venetian Boats, con altre belle foto dalla Laguna Veneta dell’amico Giacomo

… piccolo il mondo se vai a remi!

PS: una Dory non è così distante da un piccolo Sandolo o da una Mascareta (nell’immagine che segue una Dory, la Oarling di Devlin):

Una Dory: Devlin Oarling

Basterebbe modificare un po’ la prua e aggiungere la ‘bolla’ nella parte posteriore del fondo che permette di arretrare il peso senza farla ‘appoppare’ … e poi ovviamente le forcole (nell’immagine che segue una Mascareta a 4 vogatori della Canottieri Mestre):

Mascareta Canottieri Mestre

Ma per ora, tanto per restare sul tema partendo da una cosa semplice, ho comprato i piani di questa piroga, la Ranger di Selway-Fisher (di cui c’è anche la versione da 24 piedi, circa 7,3 metri …):

Selway-Fisher Ranger 16

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Antonio e il Packraft

Segnalo volentieri questo nuovo sito dell’amico Antonio, dedicato al “Packraft”:

packraftingitalia.

Il Packraft di Antonio

Come dice Antonio sul suo sito (da cui prendo anche video e immagini)

“Packraft  è il termine inglese per indicare un piccolo gommone portatile, progettato per navigare in ogni tipologia di ambiente acquatico, dai fiumi d’acqua bianca alle baie e fiordi oceanici. Un packraft è abbastanza leggero e sufficientemente compatto per essere trasportato per lunghe distanze, si inserisce nello zaino, in bicicletta, in una sacca da viaggio, anche in un  marsupio, tuttavia è un’imbarcazione funzionale.”

“Per essere considerati packraft devono pesare meno di 4 kg” (!)

Io lo definirei un piccolo kayak da acque bianche (si utilizza la pagaia a doppia pala da kayak, per essere intonati al mezzo magari “divisibile in 2-5 pezzi, di preferenza leggera o ultraleggera ( fibra e/o carbonio)”) ma, sebbene siano

“nati per le grandi imprese, la maggior parte dei proprietari di packraft li utilizza per gite giornaliere, in cui vi sia un mix tra il trekking lungo sentieri e la discesa in fiume, torrente o la navigazione sui laghi. Nell’utilizzo in acque bianche sono usati normalmente in fiumi di classe II o meno. Tuttavia, ultimamente sono utilizzati in torrenti anche di classe V, che in precedenza erano considerati idonei esclusivamente per kayak e gommoni più grandi.”

“I packrafts sono utilizzati per viaggiare in treno o con altri mezzi pubblici, e sono sempre più popolari tra i coloro che intendono portare con se un imbarcazione leggera nei viaggi aerei.”

Anche se (per ora…), che io sappia, senza vela, penso piacerebbero anche a qualcun altro … 😉

pagaia e bici

e qui un video esemplificativo

Padova in Voga 2013 – Le foto

Peccato per il tempo, le previsioni davano possibile pioggia da una certa ora del pomeriggio in poi … ma per fortuna ha tenuto fino alla fine della manifestazione. Bello!

Dispiace un po’ assistere da terra alla ripartenza …

Arrivederci al prossimo anno!

… e magari ci sarà anche una canoa o una piroga targata “Casa delle Piccole Barche”.

Padova in Voga 2013

Forza, quest’anno il Piovego lo ricopriamo di canoe!

Casa delle Piccole Barche

Canoe al parco Venturini-Natale

E’ alla quinta edizione questa simpaticissima e bellissima manifestazione che si svolgerà domenica 15 settembre 2013 e di cui allego opuscolo e scheda per l’iscrizione.

Opuscolo Padova in Voga 2013

Scheda iscrizione singola

Il percorso, di circa 14 km, si snoda lungo un anello fluviale tutto intorno e dentro la città di Padova. La partenza avviene al di là della conca di Voltabarozzo, si naviga lungo lo Scaricatore (raccomandato anche per passeggiate a piedi o in bicicletta e per correre …) per poi discendere il Tronco Maestro (passando dalla Specola e poi in mezzo a palazzi d’epoca …),  e arrivare nel Piovego. Da qui il percorso lo conosciamo bene: Porte Contarine, Portello, tappa al parco Venturini-Natale con tutte le canoe “spiaggiate” e pranzo, ripartenza alla volta della conca di Voltabarozzo, prima lungo il Piovego e poi risalendo il San Gregorio (segnalo queste due pagine con foto e video: Voltabarozzo e

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Riscoprire Padova Città d’Acqua

Una manifestazione molto, ma molto interessante …

Casa delle Piccole Barche

Navighiamo Padova – Associazione Draghi – Casa delle Piccole Barche saranno presenti insieme a tanti altri amici dell’acqua.

Programma

link al pdf PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE

Davanti al Municipio di Padova,

Sabato con una delle barche costruite quest’inverno al Parco d’Europa ..

Domenica con materiale illustrativo ..

.. e, da oggi fino al 23 Giugno 2013, nel prezzo del noleggio di una barca sono inclusi un gelato da due palline o due gelati da una pallina (per barca e non per persona .. altrimenti mi rovino veramente ..) al bar del Parco Venturini – Natale (dove è la nostra sede) per ogni ora di noleggio.

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Vogacamping 2012

Mentre ero in Golena San Massimo intento alla costruzione di Selce sono passati a salutarmi Enrico Roveran e Maurizio Gianello. Eravamo a ridosso di Ferragosto e, prima di andare via, li vedo seduti intorno ad un tavolino, con un block notes, forse una carta, intenti a pianificare. Poi di loro nessuna traccia per qualche giorno …

Riporto il resoconto di Enrico su quello che hanno fatto nei giorni successivi:

Erano già tre anni che mi promettevo di fare una vacancanza in voga con gli Amissi del Piovego, o su una mascareta o su un’altra imbarcazione di voga alla veneta, con lunghe vogate su fiumi e lagune, dotato di attrezzature adatte al campeggio: tenda, fornelli, cibarie. Bene, quest’anno il sogno s’è realizzato. A Maggio partecipai al “girovogando” fino a Trieste, dove ho conosciuto il mio compagno d’avventure, Maurizio Gianello, al quale esposi questo mio desiderio di trovare un compagno per questa vacanza sul fiume/laguna, e lui accettò. Decidemmo in tre giorni prima di partire cosa portarci via ed il tragitto da compiere: partenza Martedì 14 agosto, alle ore 7, con tutto il necessario per la “vacanza”. Telefonai subito lunedì alle conche per avvisare che alle 8 passavamo per quella di Noventa, ma di lunedì sono chiusi quindi mandai un sms a tutte le chiuse che attraversavamo nei vari orari. Partimmo in ritardo di circa un’ora, per caricare il sandolo con tutte le sue protezioni ed arrivammo a Noventa alle nove circa e lì c’era già il manovratore che ci aspettava.

Passata la conca di Noventa arrivammo a quella di Stra. Dopo aver lasciato il Piovego e attraversato il Brenta prendemmo la direzione per Dolo, la prossima chiusa. Passato il ponte di Stra ci fermammo alle bricole vicino alla riva dove, dopo due ore di voga, decidemmo di mangiarci una bella fetta d’anguria, che aveva portato Maurizio. Ripartimmo subito per un’altra conca, quella di Dolo, la quale era di già aperta con l’operatore che ci aspettava. Poco più avanti ci fermammo sull’argine del fiume a fare pic-nic e far passare le ore piu’ calde. Attraversammo così le varie chiuse di Mira e Fusina, arrivando al campeggio di Fusina verso le 18 dopo aver consumato cira 5 litri d’acqua a testa. Lì ormeggiammo il sandolo ed avemmo varie vicissitudini per entrare in campeggio, montare la tenda e gonfiare il materasso. Dopo una doccia andammo a mangiarci una bella pizza. Al mattino seguente con puntuale sveglia alle 7, (io ero gia’ sveglio alle 6 per fotografare l’alba sopra Venezia) ci accorgemmo che la tenda non serviva perchè avevamo dormito tutti e due fuori sotto il chiarore delle ciminiere di Marghera. Fatta un’abbondante colazione, rimesso tutto nel sandolo, partimmo direzione Malamocco, dove nel bel mezzo della laguna decidemmo di fare il bagno, restando attenti a quelli che passavano in motoscafo perchè creavano onde che destabilizzavano la barca. Arrivammo lì e attraccammo ad una banchina con cime ben legate a poppa ed a prua; visitammo l’isola fermandoci poi a mangiare in un ristorante che a detta di tutti era pieno, ma noi ci accontentavamo anche di mangiar quello che c’era, baccala’ in umido e un quarto di vino. L’acqua era la nostra salvezza, ad ogni fermata c’era il riempimento delle bottiglie alle fontane; ne abbiamo bevuto circa quattro litri al giorno a testa. Partiti di là raggiungemmo gli Alberoni, dove ci fermammo a girare un’altro po’ l’isola, molto bella e suggestiva. Partimmo quasi subito: il nostro obbiettivo era Pellestrina, dove avevo un’aggancio per poter lasciare le forcole ed i remi, perché non rimanessero in barca incostuditi. Arrivammo a Pellestrina con la difficoltà di attraversare la bocca di porto e poi trovammo la secca, ma riuscimmo ad arrivare verso le otto di sera. Telefonai, dopo un difficile ormeggio del sandolo, a Rossella Favero, la quale ci diede le indicazioni per posare a casa sua i remi. Posati i remi, dopo aver camminato con essi sulle spalle per un chilometro, ci recammo a San Pietro in Volta dove c’era la tradizionale festa del pesce di ferragosto, prendendo l’autobus per arrivar sino lì. C’era un gran palco con musica dal vivo, e ci dirigemmo subito ad ordinare le pietanze trovando una colonna di persone interminabile.
Conoscemmo subito due coppie di ragazzi, assieme ai quali mangiammo, e raccontavamo il nostro viaggio mentre mangiavamo la nostra fritturina. Esausti tornammo verso il sandalo trovando un gentile signore che ci accompagno’ in macchina.

Dormimmo in un casone sulla riva del mare a Pellestrina, muniti di tutti i confort, materassini, sacco a pelo, frigobar e, per l’occasione, avevamo anche la musica delle onde del mare. Ci svegliammo presto anche quella mattina. Dovevamo programmare il nostro vogacamping per un’altra direzione “ Valle Zappa”, situata sempre nella laguna di Venezia e facente parte della riserva naturale, quindi facemmo una gran colazione al bar e andammo a riprendere remi e forcole dalla signora Rossella, la quale in seguito ci donò le magliette di Pellestrina. Partimmo verso le 9 e mezza e come punto di riferimento avevamo una casa bianca che ogni tanto spariva dalla nostra vista, grazie alla foschia della laguna. Dopo circa due ore di voga arrivammo nelle barene di Valle Zappa, dove, in un ambiente surreale, circondati dalle barene, decidemmo di fermarci a bere e riposarci.
Accostammo vicino ad un isolotto pieno di vegetazione, e restammo in sandolo a mangiare e bere sotto i due ombrelloni che aveva portato via Maurizio. Ci affretammo ad uscire visto che la marea era scesa ancora e con fatica riuscimmo a far ripartire il sandolo. La nostra direzione era Fusina per ritornare nel campeggio, ma appena usciti dalle barene si alzo’ un forte vento (borin) e le onde della laguna erano tutte alte ed increspate, con la solita nuvola fantozziana sopra di noi che non prometteva bene. Vogammo per due ore, fra i giri di barca per prender le onde nel modo giusto ed il vento contrario, eravamo abbastanza esausti fino a che due del posto ci aiutarono con il loro motoscafo a giungere in campeggio.

Non avemmo nemmeno la forza per montare la tenda, fra metter via forcole e remi, farci una doccia e fare la famigerata pasta con tonno e capperi (specialita’ di Maurizio). Intorno a mezzanotte prendemmo sonno accovacciati nei nostri sacchi a pelo.
Giunsero le sei ed il chiarore del mattino mi sveglio’ e, proprio davanti a dove dormivamo si vedeva l’alba sopra Venezia… uno spettacolo. Bisognava partire presto; quindi scattate le foto di rito prendemmo e andammo subito a saldare il conto in direzione e a caricare tutto in barca, fare il pieno dell’acqua e partire. Avevamo fatto i conti che ci volevano 9 ore per il nostro rientro, ma da lassu’ ci venne incontro: c’era l’alta marea che ci spingeva.
Partimmo e salutammo tutti: non mi pareva vero, dopo la fatica del giorno prima, aver il mare che ti aiuta, e ci trovammo subito alla chiusa di Fusina.
A Dolo ci riposammo nelle ore più calde sull’argine del fiume, poi mangiammo della frutta comperata poco prima da un fruttivendolo e quindi partimmo.
Il nostro piu’ grande problema era rispettare l’orario delle chiuse perche gli operatori rimangono fino alle 19 e quindi non si poteva tanto tirare il remo indietro.
Arrivammo alle 19 in Golena e, distrutti e contenti, facemmo un alzaremi per festeggiar la nostra avventura, che a dir mio è stata breve, ma stupenda.

Enrico Roveran
Amissi del Piovego

Tutto questo meritava di essere ricordato e tramandato.

Il Navigator II 400 nel Piovego

Tempo fa in questo articolo  avevo recensito due bei filmati in cui Maurizio Ulliana degli Amissi del Piovego ci mostrava e raccontava molte cose interessanti intervistato da Padova TV (nell’articolo, oltre ai due filmati, c’è anche una utile mappa).

Il 3 Giugno ho voluto provare il Navigator II con il Minn Kota da 30 libbre su una parte di quel percorso nel centro di Padova: sono partito dall’attracco situato all’altezza del parcheggio coperto di via Trieste lungo il Piovego in discesa, quindi ho seguito le mura del ‘500 e la cittadella universitaria per arrivare a Portello, poi il Parco Fistomba con il Leone e il Burcio Nuova Maria, il Castelnuovo e la Golena San Massimo con le barche tradizionali di voga veneta e la Padovanella, ritorno e superamento del punto di partenza, visita all’interno delle Porte Contarine, capolinea al Ponte del Carmine e ritorno finale al punto di partenza. Lungo il percorso ho scattato un po’ di foto e fatto qualche filmato.

(altri video su youtube)

E qui  ho trovato alcune belle foto di Padova.

Varo del Navigator II 400 con motore elettrico Minn Kota 30 libbre

Finalmente, lunedì 30 Aprile 2012, abbiamo varato il Navigator II 400. E’ stato anche il primo test del motore elettrico Minn Kota Endura C2 da 30 libbre (in questo articolo spiego le motivazioni della mia scelta) e di tutta l’attrezzatura comprata per l’occasione (batteria AGM da 65 Ah con apposita cassetta portabatteria chiusa con coperchio, il motivo per cui comprarla lo vedete in questo articolo, senza dimenticare le dotazioni standard obbligatorie per il tipo di navigazione..).

Siamo partiti nei pressi Limena sul Brenta e da li siamo risaliti controcorrente per circa 5 km. In due persone a bordo, con tutto il resto, riempivamo il mezzo.  L’andata è durata circa 1 ora e 15′ procedendo, quasi sempre, in quarta velocità con qualche allungo in quinta e qualche rallentamento per fotografare. Il ritorno, in favore di corrente, è durato circa un’ora con le stesse modalità di navigazione. La corrente era circa 1 kmh e la nostra velocità massima (in quinta velocità) rispetto all’acqua era di circa 6 kmh (5 kmh controcorrente, secondo il gps dello smartphone, ma voglio riverificare meglio perchè forse è qualcosina di più). Il consumo, per 2 ore e un quarto di navigazione e per 10 km totali, è stato circa 2/3 della capacità della batteria (più o meno mezzo KWh, ovvero circa 0,05 euro, possibile? se ho fatto bene il conto dalla mia bolletta il costo, solo parte variabile, è circa 0,1 euro/kwh).

Il tutto è stato un po’ faticoso: su e giù per le scale di casa, carica e scarica macchina, sentierino scosceso (da capra, ma per fortuna molto corto) per raggiungere lo scivolo, gonfia e sgonfia, il tutto riempiva il bagliaio della nostra Focus e abbiamo usato anche i sedili di dietro, il peso più ‘ostico’ è stato la batteria (20,5 kg, con la paura che mi finisse su un piede se si fosse rotta la cassetta), il Navigator più o meno pesa uguale ma mi ha preoccupato di meno (è più morbido :-)). Comunque ne è valsa la pena. Su Youtube altri video.

Van Wittel (com’erano belli i fiumi)

Da Settemuse.it, due dipinti  di Van Wittel Andriaans Caspar, noto in Italia come Gaspare Vanvitelli.

Come testimonianza di com’erano belli, e vissuti, i fiumi che passavano nelle nostre città appena qualche secolo fa (1700).

Sevylor Tahiti con supporto motore artigianale – Però attenzione!

Con la sicurezza (e in questo caso l’elettricità) non si scherza.

E’ questo uno dei messaggi che il simpatico e generoso autore di questi due filmati ci vuole passare.

Il primo filmato ci mostra come ci si possa divertire, a fare i turisti in acque tranquille, con una canoa gonfiabile di fascia economica (una Sevylor Tahiti k79), un supporto motore autocostruito realizzato con tubi in PVC, un motore elettrico Minn Kota Endura da 30 libbre e una batteria da 35 Ah.

Su richiesta di chi aveva visto il primo video, l’autore ha poi realizzato questo secondo in cui mostra come costruirsi il supporto motore, prova un kit a vela autocostruito e poi, mentre sta provando il kit a vela, succede qualcosa d’imprevedibile che termina con la distruzione della canoa e la perdita di motore e batteria. Per fortuna non è successo niente di gravissimo (anche se la batteria e il motore elettrico sul fondo del lago, non ho capito se poi sono stati recuperati…) e l’autore, nonostante tutto, ha deciso di condividere il video a beneficio di tutti, nella buona e nella cattiva sorte, bravo!